20260303

Tecnica: Mista su carta

Dimensione: 29×29

Anno: 2026

Il 3 marzo 1944 una donna incinta si avvicina alle mura di una caserma tedesca a Roma.
Non ha armi, non ha protezione. Vuole solo vedere suo marito. Pochi secondi dopo cade a
terra, colpita da un proiettile.
Quella donna si chiamava Teresa Gullace.
Roma è sotto occupazione tedesca dopo l’Armistizio di Cassibile del 1943. La città vive
mesi durissimi: rastrellamenti, arresti, deportazioni. I nazisti e la polizia fascista fermano
uomini per strada, li caricano sui camion e li portano nelle caserme o nelle carceri.
Tra gli arrestati c’è anche il marito di Teresa.
Quel giorno decine di donne si radunano davanti alla caserma della Polizia dell’Africa
Italiana, in Viale Giulio Cesare, nel quartiere romano di Prati. Sono madri, mogli, sorelle.
Sperano almeno di vedere i loro uomini, di consegnare un pezzo di pane, di sapere se
sono vivi.
Teresa ha trentasette anni.
È madre di cinque figli.
Ed è incinta del sesto.
Quando riconosce suo marito tra i prigionieri portati fuori dalla caserma per essere
caricati sui camion, l’istinto prende il sopravvento. Si avvicina alle transenne, chiama il
suo nome, prova ad avvicinarsi.
Un soldato tedesco le intima di fermarsi.
Lei continua ad avanzare.
Non sta sfidando nessuno. Sta solo cercando lo sguardo dell’uomo con cui ha costruito la
sua vita.
Il soldato spara.
Il colpo l a raggiunge davanti alla folla. Teresa cade sull’asfalto. Le altre donne urlano,
alcune cercano di soccorrerla. Ma non c’è nulla da fare.
Muore lì, in strada.
La notizia corre rapidamente tra i quartieri popolari di Roma. La sua morte diventa uno
dei simboli più forti della brutalità dell’occupazione nazista.
Dopo la guerra, il suo nome entra nella memoria civile della città. A lei viene assegnata la
Medaglia d’oro al valor civile.
La sua storia ispira anche una delle scene più celebri del film Roma città aperta di
Roberto Rossellini, dove il personaggio interpretato da Anna Magnani corre dietro a un
camion di prigionieri e viene ucciso dai soldati.
Teresa Gullace non era una partigiana armata.
Era una madre, una moglie, una donna qualunque.
Ma dul imo ci pi pouni dia igori ci raie a guerice disperato diventò